L'impollinazione è uno dei processi ecologici più rilevanti per la produzione agricola. In Italia, Apis mellifera ligustica — la sottospecie di ape mellifera selezionata nel corso dei secoli nella penisola italiana — svolge un ruolo centrale non soltanto come produttrice di miele, ma come agente impollinatore di centinaia di specie coltivate. Secondo stime del CREA e dell'Unione Europea, il valore economico dell'impollinazione da parte degli insetti in Europa supera i 15 miliardi di euro annui, con l'ape domestica responsabile di oltre il 70% di questo contributo.

Apis mellifera ligustica: caratteristiche biologiche

L'ape italiana è apprezzata in tutto il mondo per le sue caratteristiche comportamentali. Rispetto ad altre sottospecie, la ligustica presenta:

Ape ligustica italiana con carichi di polline sulle zampe posteriori
Ape ligustica italiana con carichi di polline. Foto: Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0.

Il meccanismo dell'impollinazione entomofila

Quando un'ape visita un fiore alla ricerca di nettare, il polline si attacca ai peli del suo corpo (in particolare alle zampe e al torace). Spostandosi di fiore in fiore della stessa specie botanica, l'ape trasferisce i granuli pollinici dagli stami al pistillo, rendendo possibile la fecondazione e la formazione del frutto. Questo processo, noto come impollinazione entomofila, è obbligatorio per molte specie coltivate in Italia.

La fedeltà floreale delle api — cioè la tendenza a visitare consecutivamente fiori della stessa specie per tutta la durata di un'uscita — rende A. mellifera particolarmente efficiente come agente impollinatore. Una singola ape può visitare tra i 50 e i 1.000 fiori in una sola uscita, e un alveare con 40.000–50.000 bottinatrici attive produce un'attività di impollinazione difficilmente sostituibile con altri metodi.

Colture che dipendono dall'impollinazione delle api

In Italia, le colture che beneficiano in modo diretto e significativo dell'impollinazione da parte di A. mellifera includono:

Impollinazione gestita: pratica e normativa

L'impollinazione gestita consiste nell'introduzione deliberata di alveari in prossimità di colture che necessitano di impollinazione, spesso su base contrattuale tra apicoltori e agricoltori. In Italia, questa pratica è particolarmente diffusa nei meleti del Trentino-Alto Adige, nei kiwi del Lazio e della Campania e nei frutteti piemontesi.

La densità ottimale di alveari per ettaro varia secondo la coltura: per il melo si indicano 4–8 alveari/ha, per il kiwi 6–10 alveari/ha (considerando anche che il kiwi è una pianta dioica, quindi le api devono spostarsi tra piante maschili e femminili). Il posizionamento degli alveari, la loro apertura rispetto alla direzione del vento e la distanza dai bordi del frutteto influenzano l'efficienza dell'impollinazione.

Ape mellifera ligustica su fiore di meliloto bianco
Ape mellifera italiana su fiore di meliloto bianco (Melilotus albus). Foto: WikiHedgehog, CC BY-SA 4.0.

Minacce all'impollinazione in Italia

La capacità impollinatrice delle api in Italia è messa sotto pressione da più fattori convergenti. L'uso di insetticidi sistemici — in particolare neonicotinoidi come imidacloprid e clothianidin, ora soggetti a forti restrizioni nell'UE — ha documentati effetti subletali sulle api: alterazioni del comportamento di navigazione, riduzione della memoria spaziale e indebolimento del sistema immunitario.

La perdita di habitat floreale, legata all'intensificazione agricola e all'espansione delle monocolture, riduce la disponibilità di risorse nettarifere e pollinifere al di fuori dei periodi di fioritura delle colture principali. In molte aree rurali italiane, la flora spontanea dei bordi campo, delle scarpate stradali e delle aree non coltivate è diminuita significativamente negli ultimi trent'anni.

La varroa, già citata in relazione alla gestione apistica, impatta direttamente anche la capacità impollinatrice: alveari debilitati producono meno bottinatrici e sono meno efficienti nei periodi di impollinazione delle colture.

Prospettive e ricerca

La ricerca italiana sull'impollinazione gestita ha prodotto risultati importanti negli ultimi anni. Il gruppo di ricerca del CREA-AA (Centro di Ricerca Agricoltura e Ambiente) ha pubblicato studi sull'efficienza impollinatrice comparata tra A. mellifera e impollinatori selvatici (principalmente Bombus terrestris e api solitarie) nelle colture orticole protette. I risultati indicano che, in molte situazioni, la diversità degli impollinatori produce risultati migliori rispetto alla sola presenza di api domestiche.

Questo ha spinto alcune aziende agricole biologiche certificate a integrare la gestione degli alveari con interventi di creazione di habitat per gli impollinatori selvatici: installazione di nidi artificiali, mantenimento di strisce fiorite, riduzione della lavorazione dei suoli nelle aree perimetrali. L'approccio combinato è considerato oggi dalla letteratura scientifica internazionale il più robusto per garantire un'impollinazione stabile nel lungo periodo.